
Poi potrei dirti che sto molto in pensieri, pensieri che si aggrovigliano e si fondono senza prendere una strada. Forte delle mie abilità di scrittore e spaventato da queste. Scrivere, raccontare, descrivere mi piace, anzi mi piace molto, ma mi sto rendendo conto che è un potere potente. È un’arma. Un’arma che può sostenere, ma anche distruggere. E allora chi sono io che posseggo quest’arma e amo le parole? Sono uno che sostiene o uno che distrugge?
In effetti, pensandoci bene, entrambe le cose. Lotto per quelli che a mio avviso sono diritti da rispettare e distruggo chi non lo fa. Ho scoperto che ogni parola detta o scritta ha due facce: una sognante di pace e felicità, l’altra che può far male. Questo è segno che chi ascolta o legge può sentirsi compreso o incompreso e offeso.
Questo da cosa dipende?
Da te che dici o da chi ascolta?
Da frasi usate come arma in maniera volontaria o involontaria?
E se sono solo provocazioni?
O se sono più semplicemente scherzi detti male?
O se sono sbagliate per ignoranza del significato di esse?
O se solo il tono o la punteggiatura ne stravolgono la direzione?
Resta un busillis, direbbero i napoletani.
Ma se noi guardiamo oltre e guardiamo il volto dell’altro di Lévinas, allora forse avremo meno dubbi o meno sbagli o meno incomprensioni.
Questo mio è l’augurio per questo Natale. Le parole cerchiamo di usarle nascenti dal cuore, cerchiamo di farle essere messaggi di pace. Cerchiamo, per chi crede, di farle nascere con Gesù il 24 dicembre. Sole, libere, attraenti e fascinose.
Buon Natale.