
Poi io ho molti pensieri che mi girano per la testa e mi sento piu vivo e partecipe della vita, mi sento un flusso di parole che prende una piega e mi porta ad essere parte di un territorio che genera e vuole generare positività.
Ieri, 3 dicembre “Giornata Internazionale della Disabilità”, mi sono svegliato pieno di pensieri che passavano dall’insofferenza al nervosismo, alla consapevolezza che la disabilità è di chi la vive e tocca a noi essere protagonisti di un cambiamento.
Così ho buttato giù due righe polemiche sul nostro vissuto e su come viene vissuto dagli altri. Sulla nostra quotidianità che viene fatta a pezzettini in pochi secondi, sulle nostre inabilità che ci impediscono di vivere senza supporti, sulla ingenuità degli atteggiamenti, modi e parole senza soffermarsi sul vero significato. Su frasi, appellativi, etichette che ci fanno passare da essere degli angeli mandati da dio sulla terra a rendere le persone migliori, a super-abili perché riusciamo a fare qualcosa nonostante la disabilità, ma mai persone con un nome, un’entità, una storia, un’etica, una dignità.
Siamo sempre altro.
Su questo ci si potrebbe ragionare a lungo, ma forse invano perchè viviamo nel mondo, nella società delle etichette, dei pacchetti da includere, non capendo che già l’etichetta diventa escludente.
Cosi la mia mattinata passa arrovellandomi su pensieri e parole che mi portavano a volermi, io, escludere da tutto questo.
Poi dopo una passeggiata, un’ora di palestra, con le membra stanche e i pensieri che si arrotolavano su loro stessi sono andato al convegno sulla Giornata Internazionale del Volontariato. Lì finalmente i miei pensieri si sono acquietati. Ragazzi, uomini, donne, hanno parlato di un mondo che esiste tra noi, dove il bene comune inteso nel rispetto delle cose e nella dignità delle persone, esiste. Esiste se noi lo cerchiamo, esiste se noi lo vogliamo, esiste se noi ci facciamo strumenti, esiste se cambiamo le parole e generiamo gentilezza, speranza.
Poi mi sono sentito che posso non far parte di un mondo a parte, ma parte di questo mondo. Mi sono proiettato in una società che non vuole essere oppressa da chi ha paura di guardare l’altro come uomo. Poter usare le mie parole non nella polemica ma nel cambiamento. Di far conoscere che la vita è bella se ogni mattina ci svegliamo grati del nostro risveglio, se ogni giorno ci proiettiamo nell’essere grati madri e padri, a chi ci vive accanto, a chi ci aiuta ad essere persone e non pacchetti etichettati.
E penso che se guardo con questi occhi anche gli altri possono vedere e vivere in un mondo più umano.
“Poi mi sono sentito che posso non far parte di un mondo a parte, ma parte di questo mondo”: sei parte del nostro mondo, caro Carlo, e lo rendi più bello e ricco. Grazie.
"Mi piace""Mi piace"
Apprezzamento e condivisione totale della tua riflessione. È il solo commento che posso fare. Ogni altro dire rischia di sciupare il tuo magistrale pensiero,❤️!
"Mi piace""Mi piace"