
Pensieri e Parole si arrotolano nella mia testa come il mio corpo nel morbido piumino, il silenzio della campagna fa da ninna nanna, ed io mi lascio trasportare nel mondo di Morfeo.
L’assenza del frastuono cittadino mi porta ad afferrare la bellezza di un sonno ristoratore, l’ansia non è alimentata da quel continuo brusio frastornante, felice dell’assenza di rumori, il mio pensiero si libera. Ormai lo sapete bene che rumori e luci infastidiscono non poco il mio corpo e lo rendono in alcuni momenti esausto ed insofferente.
Poi per il mio pensiero la pace della campagna diventa nutrimento e diventa poi anche paura e diventa comprensione, diventa preghiera.
Diventa poi un volto che mi accompagna, mi fa studiare e mi fa riflettere.
Poi rifletto su quello che leggo, sulle diverse potenzialità di ognuno, su come siamo capaci di usare il nostro cervello. Molti anni fa un ragazzo come me sarebbe stato considerato pazzo, sarebbe stato rinchiuso in un manicomio o sarebbe morto prima di arrivarci, oggi invece sono qui che scrivo e commento e forse vivo. Questo semplicemente perchè qualcuno ha iniziato ad osservare questi “pazzi”, a studiarli e a cercare qualche strategia per evitare che degli esseri umani, anche se nati imperfetti, debbano subire sofferenze e maltrattamenti gratuiti generati dalla ignoranza e avvolti nelle legende demoniache.
Penso di vivere in un periodo storico fortunato dove l’uomo può ancora scegliere di essere uomo, cosi come fecero Franco Basaglia e la sua équipe, che andò controcorrente, guardò oltre, annientato dalla sofferenza di quei corpi legati e lacerati dallo spavento e dalla non comprensione.
Ma poi mi chiedo: tutti gli studi, le ricerche, convenzioni e leggi a cosa hanno poi effettivamente portato?
La maggiore consapevolezza sulla condizione della disabilità ha superato quelle condizioni di maltrattamento e isolamento? Ha preparato la strada per un mondo fatto di rispetto per le diversità di ognuno ? Ha creato un mondo senza etichette?
I maltrattamenti intesi non solo come contenimenti fisici ma anche come atteggiamenti pietistici, derisione, incomprensione, mancanza di professionalità laddove è necessaria e soprattutto mancanza di filosofia, del pensiero rivolto verso l’altrui volto, esistono ancora in maniera pregnante.
Poi è forse un passo avanti il non essere considerati reietti, ma problema.
Poi c’è il diritto allo studio, al lavoro, allo sport a tutta la vita sociale da protagonisti di noi stessi secondo le nostre possibilità.
Ma c’è molta divergenza tra le leggi e la quotidianità.
Quello che leggo e ascolto mi fa restare attonito.
Nel prendersi cura di un uomo fragile, di un bambino disabile, se c’è anche competenza ma non ci sono amore, attenzione, rispetto, c’è bullismo e maltrattamento.
E allora io mi chiedo se sia meglio essere drogato di farmaci o morto oppure continuare a vivere con la consapevolezza che tutto questo può capitarmi da un momento all’altro? Perché i manicomi sono chiusi ma i maltrattamenti non sono finiti.
Bisogna solo sperare di capitare e di vivere con le persone giuste.
Io cerco di portare le mie ansie in parole perché sono certo che sono le paure di ogni persona non autosufficiente e di ogni genitore.
Ringrazio e sono grato alla mia educatrice, tutor e amica di essermi a fianco insieme al suo compagno, a tutti gli amici dell’associazione nella speranza che il nostro “Camminare Insieme” possa essere lungo ed incisivo nel territorio. A mia cugina giornalista, Ludovica Iona, che con il suo libro-inchiesta su Franco Basaglia, ha messo in luce la realtà nascosta e ha dato voce ai miei pensieri, grazie!