
Poi il mio dentro è triste e vedo Manì in ogni angolo di casa, sento il suo abbaiare e mi sento solo, solo da morire. Come può un piccolo cane riempire uno spazio così grande? Solo io so come mi divertiva quando mi rubava le calze per dormirci sopra, io furbo le nascondevo, ma solo dove lei poteva trovarle, era il nostro piccolo gioco serale. E ora?
Ora non gioco più e vado a letto solo. Potrò mai avere da un altro cucciolo questa dedizione? Potrò avere poi un piccolo cane che mi fa gli scherzi e mi fa compagnia sul divano? Dieci anni insieme, dieci anni di storia, dieci anni che mi hai accompagnato quando stavo male a letto, quando la mia ansia mi invadeva ma tu eri lì dolce e senza malumori. Ti spaventavo ma poi tornavi e abbaiavi per chiedere aiuto per me. Grazie.
Posso salvare il mio dentro solo scrivendo e solo facendo uscire attraverso le parole il buio che entra quando la vita finisce, penso al mio cane e ansia mi invade nel pensare alla fragilità della vita. La vita sembra una certezza, un’ ovvietà mentre respiri e il tuo cuore batte. Tutto appare ovvio, svegliarsi la mattina e vivere la giornata, pensi solo a fare, a dare un senso alle giornate, ad arrivare alla sera, ma poi basta un soffio, una disattenzione, un imprevisto e l’ovvietà scompare. Un sapore amaro appare, un senso di impotenza ti invade e scopri la fragilità di tutto, la fragilità del mondo che hai faticosamente costruito intorno a te alla ricerca di certezze, capisci che in un attimo può scomparire. E allora? Che senso ha affannarsi diceva la cicala alla formica?
Perché io ho paura, ho una fottuta paura della mia incapacità di autogestirmi. Ho paura. E allora mi affanno a costruire relazioni, tutele, punto i piedi sui miei diritti e sul rispetto della mia dignità, ma ho paura che in un soffio tutto potrà finire e tutto perderà di senso ed io avrò un mondo che non mi sono costruito ma mi viene imposto. Abbiate cura di me se questo succederà.