Felicità spazzatura

Poi vorrei leggere di più.

Poi cerco di mettere insieme pezzi di sapere sparsi a caso su un tavolo, come fogli scarabocchiati da un bambino. Cerco di dare un senso all’incessante flusso che dall’esterno invade il mio interno.

Il sapere entra e sfodera le sue armi, fa saltare in aria i ponti di equilibri instabili, fa crollare muri di conoscenze, devasta.

Poi ricostruisce mattone per mattone nuovi ponti di giovani consapevolezze, connette saperi nuovi con antichi saperi. Abbatte muri di pregiudizi e costruisce intorno mura per difendersi dalla violenta invasione dei barbari del sapere, legioni di non saperi che vogliono omologare le nostre menti, le nostre vite.

Vogliono farci vivere in una bolla, frenetiche vite alla ricerca di una felicità spazzatura, edonistica, velleitaria. Felicità acquistabile nel grande mercato dell’infelicità. Pensiero unico. Felicità unica. Infelicità multiple.

Poi mi chiedo se può esserci un unico modello di felicità? Dentro vediamo sentieri dove si annidano i dubbi, semi gettati dal sapere. Verità folli che abbagliano nel buio delle nostre vere bugie.

Un giorno poi apri un libro e saltano fuori domande nette di risposta a quei dubbi e ti ritrovi nel bel mezzo di una battaglia a colpi di punti interrogativi.

Poi cosa vuol dire essere felice? Cosa mi rende felice? Basta l’assenza del dolore per sentirsi felici?

Può darsi che la felicità sia solo una chimera, un espediente per sopportare le sofferenze e le difficoltà della vita nella fumosa speranza che un giorno saremo felici.

Poi ascolto il mio cuore e la mia mente mentre conversano su cosa voglia dire per me felicità. Se considero la felicità come assenza di dolore allora sono veramente fregato.

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