Le mani libere per costruire

Tutto mi ha portato alla luce il mio letto di stanotte. Poi il baule si è aperto e delle nuvole di ricordi hanno accompagnato la mia notte. Io ero lì nella mia stanza, nel mio comodo letto avvolto nelle piume e fuori il vento ululava facendo tremare le tapparelle e i vetri, come a ridestare il suono del tempo che passa e che porta la verità nel presente.

Il vento della vita, la natura che si afferma, il soffio della creazione, il vento della distruzione. Amo il vento, temo il vento. Porta sempre qualcosa, porta il fresco, il caldo, la distruzione, la vita, non è mai a mai vuote. Generoso e invadente.

Porto il vento come metafora di quei pensieri che arrivano e portano i ricordi, la speranza, la gioia e la paura, arrivano lenti o irruenti, abbracciano la tua vita o la sconvolgono, si intrufolano nelle fessure della tua mente svolazzando senza freni, così come il vento entra in camera mia. Porta in sé tutto, meravigliosa creatura, tanto che i greci lo hanno divinizzato. Lo aspettano e non lo temono, fa parte di loro e molti miti hanno scritto.

Sono i primi giorni dell’anno, quelli dove il tempo dei pensieri del resoconto sono stati fatti, quelli dei progetti prendono gli ultimi spunti, bisogna iniziare ad attuare tutte le cose rimandate “all’anno nuovo”! Bisogna rimboccarsi le mani, guardare avanti con la gioia di un nuovo anno da vivere. Porterà con sé il vento della gioia, della speranza, dell’impegno, delle cadute, delle inciampate, del rialzarsi, della tristezza. E quindi buon cammino col vento tra i capelli, lo zaino sulle spalle, a portare il baule e le mani libere per costruire.