Giorni di rame, oro e stagno

Rame, oro e stagno sono le mie giornate. Un po’ le ansie scorrono elettricamente, un po’ godo di studio e di natura, un po’ mi terrorizzo davanti ai mostri che invadono la mia mente.

Amo la campagna, i ritmi lenti e il fare tutto con arte e passione. Il mio studio, il mio pensare, il mio passeggiare, avevano preso un sapore nuovo, un senso di pace e di equilibrio. Ma ora devo tornare a remare in acque avverse, a cercare il potere di riuscire, a cercare di rispettare gli orari. Trovare equilibri nei rumori, negli odori della città, imparare a vedere facce coperte aggirarsi per le strade.

Prima eravamo tutti chiusi in casa e questo faceva paura perché si lottava contro un pericolo insidioso e invisibile, ora fa paura uscire di casa. Devo abbandonare quella sicurezza trovata tra le mura di casa e in me stesso. Il mio mondo aveva raggiunto facilmente un equilibrio che cercavo da tempo. L’assenza di ritmi incalzanti mi ha dato la possibilità di studiare con rilassatezza, lentamente e con passione. Ora invece devo lasciare tutto questo, la gioia di rivedere affetti e persone care, volti sognati in questo periodo, volti attesi e volti mascherati. Sì, perché non posso vedere quei volti, non posso vedere i volti della gente che cammina per strada, perché il virus ci impone la prudenza, il virus ci impone di mascherarci. La paura e l’ansia mi hanno assalito quando sono tornato in città la prima volta, quando ho visto tutta le maschere camminare e non potevo percepire le facce e i volti.

Può esserci chiunque dietro quelle maschere, può esserci un volto triste, allegro, attento, sovrappensiero, un volto nemico, un volto amico, una persona che è vicino di casa o che viene da lontano. Mi è difficile percepire chi c’è dietro quella maschera. Mi terrorizza più del virus, mi riempie le notti di mostri mascherati. Mi porta a rimanere chiuso in casa.

Ora mi sembra di lottare contro mostri che si aggirano per le strade, mostri che si impongono e poi scompaiono, mostri con voci soavi e con voci di guerra, mostri che danzano con l’intento di spaventarmi. Quindi caro virus mi hai regalato tre mesi meravigliosi e questo è il prezzo da pagare. Una nuova lotta devo imparare a fare ad armi scoperte: io ho le parole e tu le maschere, tu hai creato i mostri, ma io ho la resilienza delle parole e della mia vita di studio. So chi sono i tuoi mostri, li combatterò nel cuore della notte e alla luce del sole con l’unica arma che ho: le mie lettere battute sul PC. Caro virus questa è la prima battaglia che facciamo noi due, uno contro l’altro, vediamo come andrà a finire.

Poi lo so, sono fasi di vita che svolgono il loro passaggio e poi creano un potere in più e mi fanno crescere, che sconvolgono e poi passano portando qualcosa di nuovo forse di buono anche. Vediamo, tentando di viverle appieno con lentezza.