Il futuro o il presente?

Poi, mentre riposo, io penso. Ma non penso a fermare momenti, penso molto a momenti in movimento. Penso a come la vita è volatile, a come un attimo può determinare cambiamenti che non sono programmabili, a come basta poco una parola, un atteggiamento tuo o di altri e vieni travolto da situazioni imprevedibili. E neanche lo stare fermi, immobili ti può proteggere dalla velocità del cambiamento, dalla velocità della vita.

E allora fare programmi, progetti, a che serve? A che serve proiettarsi nel futuro e perdersi il presente? A che serve restare immobili per la paura del cambiamento? A che serve crearsi ansia del futuro senza avere la piena percezione del presente? Far scorrere la vita nell’educarsi al futuro, senza poter conoscere il futuro? Essere proiettati nel domandarsi il futuro senza la capacità di accorgersi del presente.

Ecco, l’estate forse è il momento di accorgersi del presente. Di vivere gli attimi dilatati. Di non aver tempo per il futuro. Di non generare progetti, ma di assaporare la vita. Il sole che ti entra nelle ossa, il canto delle cicale, il sudore che ti sfinisce, la noia che ti deprime, i momenti che si allungano.

Bello restare a casa e poter non sentirsi in difficoltà perché non vuoi correre nella vita ma camminarci dentro. Un po’ di fare e un po’ di non fare porta il tempo ad allungarsi porta me a vivere il presente. Porta tutti a pensare che stiamo vivendo.