
Caro mio frato,
la tua partenza oggi e la tristezza entra nelle nostre vene.
I giorni di festa son finiti e, dall’adattamento iniziale alla tua partenza, sono stato troppo poco con te.
Poco.
Lettere dall'autismo

Caro mio frato,
la tua partenza oggi e la tristezza entra nelle nostre vene.
I giorni di festa son finiti e, dall’adattamento iniziale alla tua partenza, sono stato troppo poco con te.
Poco.

Devo essere forte per resistere ai tumulti della vita. Lavoro incessantemente per trasformare i miei limiti in risorse, sono voluttuoso e pignolo. Faccio di tutto per non odiarmi quando parto con le mie esasperazioni. Posso niente e posso tutto.

Poi ho un tempo per scrivere, un tempo per pensare e un tempo per morire. Per me scrivere è vivere, è una maniera per assaporare la vita. Una volta accettati i miei limiti e conosciuto il potere delle parole scritte, ho metabolizzato il mio vivere. È vero, dal di fuori chi mi vede vede una persona che non parla e non ha autonomie, ma io ho accettato le mie inabilità e vivo in maniera diversa.