Una vita che guarda la vita

Poi guido il mio studio limitato a poche ore. Ma intenso e beato. Ho la mia vita chiusa alla vita, ma libera di scegliere di guardare il mondo e tentare di capire qualche sfaccettatura, qualche intrigo umano, nella voglia di capire il mistero uomo. Danzo con le parole altrui tentando di pormi domande e di pensare vie di vita. Poi, mi sento fuori dal mondo, mi sento di vivere una vita diversa, una vita che guarda la vita. Una vita che viene assorbita dal mio essere autistico, che viene assorbita dalle mie difficoltà e che mi lascia solo un piccolo spazio di vita vera. Mi lascia solo uno spiraglio di studio, di fare quello che vorrei. Una vita che mi porta ad essere dipendente da altri per la mia gestione quotidiana, ed è stravolta dall’ansia.

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Mi sconvolge e mi tormenta

Tutto sta cambiando, tutto è in fase di terribile cambiamento. Tutto è in fase di trasformazione. Tutto entra in noi senza che possiamo fare niente. Solo tentare di resistere. Resistere, sì, resistere a cosa? Resistere a un panico dovuto ad una cosa che non dipende da te. Non possiamo fare nulla. Solo rimanere a casa. A casa. Sì. Tutti a casa. Chi ha una casa. Solo chi lavora in servizi essenziali può aiutare, gli altri aiutano restando a casa! Guardiamo dalla finestra la lotta tra la resilienza della natura e la resilienza dell’uomo. Una guerra di poteri che nessuna intelligenza aveva mai preso in esame col dovuto rispetto.

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Le mani libere per costruire

Tutto mi ha portato alla luce il mio letto di stanotte. Poi il baule si è aperto e delle nuvole di ricordi hanno accompagnato la mia notte. Io ero lì nella mia stanza, nel mio comodo letto avvolto nelle piume e fuori il vento ululava facendo tremare le tapparelle e i vetri, come a ridestare il suono del tempo che passa e che porta la verità nel presente.

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